Agenzia Hawzah News – Le sincere parole di un utente indiano nella piattaforma X, pubblicate sul suo account, offrono una chiave di lettura profondamente islamica e politicamente incisiva per comprendere la legittimità della resistenza armata iraniana contro le forze di occupazione americano-israeliane nel cuore del mondo islamico.
L'analogia è chiara e teologicamente fondata: quando il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui e la sua Famiglia) ruppe gli idoli all'interno della Kaʿba, non stava profanando la Casa di Allah, ma purificandola da ciò che la contaminava. L'azione era diretta contro il shirk (politeismo), non contro il santuario. Allo stesso modo, un attacco missilistico o un'operazione di resistenza contro una base militare statunitense situata nella penisola arabica non costituisce un'aggressione alle terre sante dell’Islam, bensì un atto di liberazione dal nemico che le occupa e le profana con la propria funesta presenza.
Attaccare le basi USA in Arabia non solo non è proibito, ma è un dovere islamico. Questo è il principio che deve guidare ogni musulmano consapevole.
Gli Stati Uniti, insieme al criminale regime sionista di Tel Aviv, rappresentano oggi il maggior ostacolo alla sovranità e all'indipendenza delle nazioni islamiche. Le loro basi disseminate in territorio arabico, qatariota, bahreinita e in altri emirati non sono presenze amichevoli, ma avamposti di un imperialismo, nemico giurato dell’Islam e dell’intera umanità, che mira a saccheggiare le risorse dei musulmani, a proteggere l'entità illegittima di Israele e a imporre un'egemonia culturale e militare contraria ai valori coranici e divini.
Chi dunque ancora osa, per ignoranza o ipocrisia, chiamare "attacco alla santa penisola arabica" una legittima operazione difensiva contro le basi USA, dimostra di aver tradito il precetto più puro e rivoluzionario di Allah: quello che ordinò al Profeta dell’Islam di spezzare gli idoli, non di proteggerli.
Dichiariamo perciò senza ambiguità: colpire le roccaforti del Taghut americano-sionista nella Penisola Arabica è un atto di jihad difensiva, non di profanazione. I governanti fantoccio tremano? Tremino pure. Perché ogni missile che cadrà su una base USA sarà un mattone in meno del muro della tirannia globale, e un passo verso la liberazione non solo delle terre sacre dell'Islam – la Mecca, Medina e tutto l'Hijaz – ma anche dell’intero mondo e di tutta l’umanità dal cancro sionista.
Mostafa Milani Amin

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